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L'amore e il matrimonioo sono incompatibili?

 

L’instabilità coniugale è sempre più diffusa. A dirlo è la statistica, ma a dirlo potremmo esserlo anche noi. La cosa è così palese in questo caso che la scienza può solo confermare. Non che sia un fervido sostenitore del matrimonio e neppure un suo acerrimo detrattore, mi limito solo a costatare che in Occidente il matrimonio è in crisi: aumentano i divorzi, sempre più persone scelgono di vivere da sole e le famiglie sono spesso monoparentali.

Ma qual è il motivo? Al riguardo Pascal Bruckner, filosofo e romanziere di fama internazionale, nel suo Il matrimonio d’amore ha fallito? ha una tesi provocatoria e politicamente scorretta: non sarà proprio l’amore, eletto a ideale assoluto e totalizzante, e commercializzato come modello massimo di realizzazione personale, a minare dal di dentro la stabilità della coppia?

Nella seconda metà del Novecento il matrimonio ha subito una grande trasformazione, da istruzione borghese che condannava le passioni e privilegiava gli interessi famigliari è diventato un simbolo dell’emancipazione degli affetti, che devono essere posti al di sopra di ogni cosa. Non ci si sposa più per calcolo o perché la famiglia lo impone, ma “semplicemente” perché si è innamorati e si può scegliere in piena autonomia la persona con cui si vuole passare il resto della propria vita. Conquistata a caro prezzo, questa libertà non pare abbia portato più armonia ma più discordia all’interno della coppia, proprio perché l’amore idealizzato finisce per metterci davanti ai nostri e altrui limiti.

Da qui la tesi di Bruckner: siamo sicuri che il tanto vituperato matrimonio d’interesse non debba essere rivalutato?Che un’unione in cui la razionalità abbia una parte importante rispetto ai sentimenti sia davvero da buttare? Bruckner si attesta su di una posizione che trova soluzione cercando un equilibrio tra gratificazione personale e rispetto dell’altro, tra accoglienza e passionalità, provare a superare con la ragione i limiti dell’amore, per renderlo meno volubile e più resistente alle difficoltà che sono parte inevitabile della vita di ogni coppia.

La tesi di Bruckner, provocatoria e che condivido solo in parte, ha certamente il merito di sollevare una riflessione e di incanalarla verso la strada che ritengo giusta: la questione è comprendere se a priori l’amore e il matrimonio siano compatibili o se il problema è posto male.

L’amore? E’ l’incondizionato. Chi s’innamora si dà all’altro incondizionatamente, l’amore può essere anche non ricambiato. La razionalità non è il perno dell’amore, le ragioni si perdono. Il matrimonio? E’ un rapporto istituzionalizzato. Nel rapporto le parti esigono dall’altro, pretendono. Nel rapporto si è in due, il legame non è unilaterale. Il rapporto va avanti se c’è condivisione, altrimenti implode.

Se tout court le definizioni proposte sono condivise ne, deduciamo che non sono incompatibili a priori l’amore è il matrimonio, può solo accadere che indebolito l’amore, le ragioni tornino a giocare il ruolo principale. Ritrovarsi nel gioco del matrimonio senza l’amore sarebbe sostenibile solo a condizione di avere altre ragioni per stare assieme. Quando si è innamorati, torno a ripeterlo, non si ragiona. Bruckner vede nel sogno dell’amore perfetto il germe dell’insita instabilità della coppia, posizione che non è del tutto da rigettare, nell’iperuranio c’è la perfezione sulla terra ci siamo noi, umani.

Ragionare sulla possibilità d’innamorarsi ragionevolmente, considerando l’auspicio di Bruckner è insensato, è di per se contraddittorio. L’amore non ha ragioni, questo amore è così. Forse, qualora fosse possibile, per matrimoni duraturi, l’amore andrebbe reinventato.

Pubblicato il 20/7/2011 alle 19.55 nella rubrica Diario.

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